Esame di maturità democratica
“Il Congresso afferma che il disegno di legge approvato dal Senato contrasta con i
principi dettati dalla Costituzione, e ribadisce
la necessità che esso venga
prontamente emendato secondo i seguenti inderogabili
postulati conformemente alla lettera e
allo spirito della Costituzione”.
Con queste
non equivoche parole si apre la mozione approvata all’unanimità dal Congresso tenuto nei giorni scorsi a Napoli dai magistrati italiani, e che così risponde in modo positivo alle preoccupazioni e alle osservazioni
che avevamo avanzato domenica su queste colonne.
Non è qui il caso di entrare nel
merito dei postulati formulati dal Congresso,
alcuni dei quali (come per esempio la parità
di voto per tutti i magistrati in luogo del sistema contenuto nel disegno di
legge governativo che assicura il totale predominio delle alte gerarchie)
sono indubbiamente essenziali a una reale indipendenza dell’ordine giudiziario e quindi essenziali a una
ordinata convivenza democratica. Quel che conta qui sottolineare è che il Governo ancora una volta presenta all’approvazione
del Parlamento, e la maggioranza ubbidiente
approva, un disegno di legge in
materia di fondamentale importanza per la libertà dei cittadini che, a giudizio unanime della Magistratura, “contrasta con i principi
dettati dalla Costituzione”.
Se allineiamo
questo giudizio non sospetto di partigianeria
politica accanto a quelli pronunciati dalla
Corte costituzionale contro leggi che il Governo
non solo si rifiutò per molti anni di modificare, ma
che difese ancora innanzi alla Corte stessa,
se mettiamo nel conto l’ostinato
rifiuto del Governo e della sua maggioranza
ad attuare altri istituti fondamentali,
come il referendum e le Regioni, abbiamo un quadro quanto mai significativo della deliberata volontà e del tenace sforzo della nostra classe dirigente, e dei partiti governativi che la sostengono, di sottrarsi al
rispetto della Costituzione, che è quanto
dire di sottrarsi ai doveri della democrazia. E vien fatto di pensare che se la somma di energie e le infinite risorse di
ingegno e di astuzia che sono state in questi anni spese per frodare sistematicamente
la Costituzione fossero state adoperate invece in pro del progresso, l’Italia sarebbe oggi sicuramente all’avanguardia.
Negli stessi giorni in cui i magistrati tenevano a Napoli
il loro Congresso, si svolgeva
a Roma, a cura degli Amici del
“Mondo”, un interessante dibattito sui rapporti fra Stato e Chiesa. Dirò in altra
sede quel che penso del tono del convegno e delle sue conclusioni e quanto possa esservi, a mio giudizio, di
criticabile: non si può tuttavia non registrare
con accorata preoccupazione il quadro
impressionante della vita italiana che è emerso sia dalle autorevoli relazioni sia dai molti e vivaci interventi. La presa clericale sullo Stato, che De Gasperi aveva in parte cercato di infrenare, ha assunto ormai forme così aggressive e
spavalde da giustificare la definizione di
“potere temporale indiretto” che io ho usato qui in un recente articolo a commento del discorso
del Pontefice. Ma appunto perchè indiretto, irresponsabile: i poteri
costituiti, gli organi a cui è
affidata l’attuazione di quelli che dovrebbero essere i fini dello Stato
democratico ricevono direttive, subiscono pressioni, ammettono interferenze da parte di un’autorità che non è prevista dalla
Costituzione e che non è tenuta a rispondere del proprio operato politico, ma che ciò nondimeno riesce a farsi ubbidire, non soltanto dai democristiani, ma anche - l’esempio attuale della scuola
insegni - dai ministri dei partiti che
si chiamano “laici” per definizione,
e che sono spesso, forse per farsi perdonare quella qualifica, i più pronti allo zelo clericale. Non a caso al
convegno degli Amici del “Mondo”, si sono ascoltate anche
molte voci cattoliche talora per dissentire, ma più spesso per
consentire, mentre quasi assenti erano i
socialdemocratici e assenti del tutto
i liberali.
Il legame fra questi due aspetti della
situazione è evidente: da un lato si
tende a non attuare l’ordinamento costituzionale, e così a privare sistematicamente
il popolo italiano delle garanzie di libertà, a indebolire le istituzioni democratiche, a lasciare incompleto e come sospeso nel vuoto l’edificio statale, mentre dall’altro si dà
ingresso nella vita statale
a poteri extracostituzionali, irresponsabili
e incontrollabili. Si indebolisce e si
discredita lo Stato, rendendolo incapace di adempiere ai suoi doveri, e si favoriscono
le forze che hanno la pretesa di sostituirsi alle carenze dello Stato.
Queste pretese
non sono soltanto clericali, ma sono altresì le pretese dei grandi interessi economici, i
quali anch’essi trovano nell’insufficiente controllo democratico, che è conseguenza di questa
situazione, il terreno più favorevole
per le più aperte collusioni fra
pubblico e privato, e, soprattutto,
per imporre il proprio controllo e le proprie direttive all politica
economica del Paese che sempre più si discosta
dalle linee maestre di un sano
programma di sviluppo economico.
Lo storico che narrerà
domani le vicende di questi anni
dirà che, al di là di tutte
le battaglie ideologiche che talvolta
mascherano soltanto la realtà, il nocciolo essenziale della lotta politica in Italia è stato questo appunto:
se la gestione della cosa pubblica debba
finalmente spettare alla collettività, e
quindi anche alle grandi masse popolari,
ed essere diretta a beneficio di tutti, come
è previsto dalla Costituzione e
come è stato proclamato in un non
dimenticato messaggio presidenziale,
o se debba rimanere nelle mani della
ristretta coalizione clerico-conservatrice
che può imporre la propria volontà e può far trionfare i propri interessi solo continuando a fare scempio dei principi costituzionali.
Si fa un gran
discorrere da ogni parte in Italia di democrazia,
e attorno al nostro Congresso di
Venezia si eran dati convegno tutti i
professori di democrazia per vedere se finalmente il P.S.I. era in grado
di superare l’esame. Ci lascino dire costoro, ci lasci dire soprattutto
Saragat che c’è oggi in Italia un solo serio esame di maturità democratica, e che lo si supera nella misura in cui ci si batte fermamente e
coerentemente per questi obiettivi:
attuazione della Costituzione, senza astuzie e
senza equivoci, difesa della autonomia dello Stato dalle invadenze
clericali, salvaguardia degli interessi
collettivi dalle collusioni
con gli interessi privati, programma
di sviluppo economico e culturale
nell’interesse della collettività.
La nostra
maturità per questo esame non ha bisogno
di attendere ulteriori conferme.
LELIO BASSO