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Quei giorni sull’Amiata

Quei giorni sull’Amiata

Il “Corriere” del 29 agosto ha pubblicato la lettera di un lettore che pretende ristabilire la verità sui disordini succeduti all’attentato a Togliatti e parla di quanto sarebbe accaduto sul Monte Amiata, cioè a Abbadia S. Salvatore, dove in un conflitto con la folla rimasero uccisi un agente e un maresciallo di P.S. Scrive il lettore “Sul monte Amiata, quando minatori occuparono la centrale telefonica, fra le forze dell’ordine che la presidiavano, venne ucciso un agente. Un altro, il maresciallo Ranieri, ferito, fu finito a coltellate”. E ne trae una conclusione politica: “il fatto che si occupò quella centrale telefonica, ove passavano i collegamenti fra Nord Sud - e altri episodi a Genova, Venezia, ecc. - non possono far accantonare il dubbio che una ipotesi insurrezionale non fosse minuziosamente prevista per un’ora ‘X’.”

Essendo stato uno dei difensori in quel processo, mi sento il dovere di ristabilire la verità. Il disinformato lettore ignora persino il nome della sfortunata vittima di cui parla, che non era il maresciallo Ranieri, ma il maresciallo Virgilio. E con la stessa precisione di informazione, parla dell’uccisione del maresciallo e dell’agente in occasione dell’assalto che sarebbe stato dato alla centrale telefonica, difesa da un presidio di polizia. In realtà i due uomini della polizia caddero la sera del giorno 15, appena arrivati a Abbadia su un camion di rinforzi che era stato mandato, nonostante non fossero fino a quel momento accaduti episodi di violenza. La stessa sentenza istruttoria ne parlò come “di uno sporadico episodio” e il ministro Scelba, parlando alla Camera, disse che “elementi torbidi indubbiamente si sono inseriti in queste manifestazioni che volevano essere manifestazioni di protesta contro un attentato esecrato”.

L’assassino del povero maresciallo Virgilio fu appunto uno di questi elementi torbidi, uno squilibrato non iscritto ai partiti, che vibrò una coltellata.

Quanto alla centrale telefonica, non c’era nessuno a presidiarla e non ci fu quindi nessun “assalto”. Si trattava allora (non conosco la situazione di oggi) della stazione amplificatrice delle comunicazioni telefoniche fra Roma e il Nord, per cui bastava danneggiarla per isolare la capitale dal Settentrione. Se vi fosse stato un qualsiasi piano insurrezionale sarebbe stato il primo obiettivo da colpire. Invece gli abitanti di Abbadia si preoccuparono solo di presidiare la centrale perchè non partissero telefonate allarmistiche o richieste di ulteriori rinforzi di polizia. Ma erano così rispettosi della legge che non si permisero di fare neppure una telefonata da quella centrale.

Lelio Basso