Come sarà la Regione?
Articolazione
democratica del potere
CORRIERE: A suo avviso le regioni porteranno a una
maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica? Ma come potrà
concretarsi tale partecipazione se le regioni saranno modellate sulle istituzioni
già presenti nello Stato, come comuni e province?
BASSO: “Sono stato io che a suo tempo ho fatto inserire
nella Costituzione il capoverso dell’articolo 3 dove la democrazia viene
interpretata come “partecipazione effettiva dei lavoratori” alla cosa pubblica.
Sono perciò fra coloro che non credono che la democrazia possa esaurirsi in una
serie di organi rappresentativi, dal parlamento ai consigli comunali e
provinciali. Se quindi la attuazione delle regioni si limitasse ad introdurre
un altro gradino intermedio in questa gerarchia di organi rappresentativi, non
avremmo fatto un grande passo avanti. Ma nel mio pensiero l’introduzione delle
regioni deve essere molto di più: deve rappresentare la rottura di
quell’accentramento burocratico che da oltre un secolo aduggia tutta la vita
italiana, economica, sociale, culturale. Deve trascinare con sé l’abolizione
dei prefetti, realizzando l’auspicio formulato da Einaudi alla vigilia della
Liberazione (ed Einaudi non era certo un sovversivo), e togliendo quindi il più
grave ostacolo allo sviluppo delle autonomie locali che solo in questo modo
possono diventare in Italia, come sono stati in Inghilterra, un centro vivo di
iniziativa democratica. Deve permettere agli italiani non soltanto di votare
ogni qualche anno per un nuovo organismo (personalmente, del resto, non sarei
alieno dall’abolire le province e sostituirle con consorzi di comuni), ma di
sentirsi più vicini ai problemi che li interessano direttamente e sulla cui
soluzione possono intervenire coscientemente, non soltanto attraverso il voto
ma attraverso il controllo della pubblica opinione che è impotente nei
confronti della burocrazia centralizzata e della discrezionalità dei prefetti,
ma può essere efficace nei confronti di organi elettivi investiti di poteri
reali. Io sono uno che ha sempre creduto che la democrazia non si esprime in un
computo aritmetico di maggioranze e minoranze, ma in un’articolazione di poteri
e di contropoteri, di autonomie locali e istituzionali, di equilibri e di
controlli, e in questo quadro l’istituzione delle regioni può rappresentare un
significativo passo in avanti”.
CORRIERE: Il suo partito è fra quelli che
sostengono la tesi della “regione aperta”. È un disegno che comporta la non
omogeneità fra potere centrale e potere regionale: ritiene compatibile tale
difformità con il funzionamento delle istituzioni?
BASSO: “La risposta a questa domanda mi sembra già in
una certa misura implicita nella prima. Proprio perché io concepisco la
democrazia come dialogo e dialettica permanenti, come il rifiuto
dell’accentramento del potere, credo che la possibilità di coalizioni politiche
diverse alla testa dello Stato e delle regioni, sia una esperienza utile e che
può essere feconda, di risultati, specialmente se non vi saranno da parte degli
organi centrali discriminazioni ai danni delle regioni di orientamento diverso,
come purtroppo vi furono, soprattutto in passato, nei confronti dei comuni. C’è
nel mondo di oggi, accanto a una tendenza delle giovani generazioni a
contestare il principio d’autorità e a rivendicare forme di potere consiliare o
assembleare, anche una tendenza opposta a spostare il potere sempre più in
alto, sempre più lontano dai cittadini, sempre più al centro della vita
statale, o addirittura al di là delle frontiere. A questa tendenza non sfuggono
neanche i partiti, le cui segreterie ed apparati centrali hanno conquistato un
potere sempre crescente nei confronti della periferia. Perciò se la stessa
coalizione di governo si riproducesse automaticamente in tutte le regioni,
province e comuni, l’autonomia locale cesserebbe di esistere: in luogo di
amministrazioni autonome, liberamente espresse, avremmo podestà o proconsoli
scelti dal potere centrale, e, soprattutto, obbligati ad allinearsi sulle
decisioni degli organi centrali.