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MAGISTRATURA E GARANZIA DI LIBERTA'

MAGISTRATURA E GARANZIA DI LIBERTA’

“Ci son giudici a Berlino!”. Sono ormai due secoli che questa risposta, data da un modesto cittadino di Prussia al suo grande re Federico II, è diventata il simbolo di quello che dovrebbe essere uno del pilastri dello Stato moderno: la garanzia che per i diritti del cittadino una magistratura indipendente rappresenta di fronte agli arbitri dell’esecutivo.

Dopo l’esperienza negativa del fascismo in questo campo, la Costituzione repubblicana ha voluto che anche questo pilastro fosse eretto a sostenere l’edificio del nostro Stato democratico, e per assicurare l’indipendenza della magistratura ha affidato ad un organo costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, la facoltà di nominare, promuovere, trasferire magistrati. Ma naturalmente è toccata a questo, come a tanti altri organi costituzionali, la sorte di rimaner confinato nel limbo, perché la legge istitutiva non è stata mai approvata dal Parlamento.

Fin dal 1950 l’assemblea generale straordinaria dell’Associazione dei magistrati, riunita a Napoli, “considerato che gli organi responsabili non hanno ancora provveduto all’attuazione delle norme costituzionali relative al potere giudiziario e che ogni ulteriore indugio nell’attuazione di tali norme, che lo stesso rappresentante del Governo al congresso ha dichiarato indifferibili, sarebbe in contrasto con la lettera e con lo spirito della Costituzione, determinando una grave carenza costituzionale”, denunciava al Paese “la mancata attuazione della Carta costituzionale nella parte relativa al potere giudiziario”; e dopo quasi sette anni le cose sono press’a poco allo stesso punto. Forse, anzi si sono aggravate, perchè nel corso di questi anni il Governo ha a gran fatica elaborato il disegno di legge, già approvato dal Senato, che, fingendo di dare attuazione al precetto costituzionale, in realtà lo viola in modo sfacciato e sancisce una dipendenza della magistratura forse ancor più pericolosa dell’attuale.

Di questo tema e di questo disegno di legge si occupa il Congresso nazionale dei magistrati, che si è aperto ieri a Napoli, le cui discussioni e le cui conclusioni saranno del massimo interesse. È da augurarsi che i magistrati riuniti a congresso sentano che il prestigio dell’ordine giudiziario sarà tanto maggiore nel Paese quanto maggiore sarà l’impegno che essi porranno a difendere la propria reale indipendenza, e a difenderla non come uno status corporativo, ma come una effettiva garanzia democratica a tutela soprattutto dei cittadini. Tutti gli altri problemi relativi al funzionamento pratico della giustizia a al trattamento economico sono legati a questo; una magistratura indipendente, una magistratura circondata dal massimo prestigio, una magistratura diventata effettiva garante delle pubbliche e private libertà contro ogni arbitrio e ogni sopruso, non può non ottenere anche le altre necessarie soddisfazioni, che sono pur esse garanzia di buon funzionamento e di indipendenza.

Ma il tema centrale del Congresso, l’impegno principale dei magistrati deve essere quello di rivendicare il rispetto di quella indipendenza che la Costituzione ha garantito all’ordine giudiziario: ciò è tanto più necessario in un momento in cui tanti altri Istituti previsti dalla Costituzione, come per esempio le Regioni, sono oggetto di una offensiva da parte dei partiti di Governo, in un momento in cui la stessa Corte costituzionale è stata fatta segno ad attacchi abbastanza scoperti.

Solo quando una magistratura italiana avrà acquistato questa effettiva indipendenza e si sarà posta al riparo di ogni pressione o minaccia dell’esecutivo, solo allora ogni cittadino italiano potrà tranquillamente rispondere ad ogni arbitrio e ad ogni sopruso di questori o di prefetti: “Ci sono giudici in Italia”.

Quel giorno la democrazia italiana avrà fatto un grande passo innanzi.

LELIO BASSO