tribunale russell II
Una condanna carica di speranza
di Lelio Basso
Nessuno potrà più dire “non
sapevo”. I crimini della Germania nazista furono ricoperti a lungo
dall’inconsapevolezza dei popoli e dalla colpevole “ignoranza” degli iniziati;
i crimini dell’imperialismo americano sono stati gridati al mondo dalla tribuna
della terza ed ultima sessione del Tribunale Russell per l’America Latina, con
prove accuratamente documentate, con testimoni, con analisi formulate
all’interno stesso degli istituti, fondazioni, università, centri di ricerca
che proliferano negli Stati Uniti e nel mondo occidentale.
È stata una spinta violenta alla
presa di coscienza del pericolo che incombe oggi su tutta l’umanità. Il cancro
si è formato lentamente, in silenzio, ha proliferato senza dar cenno di
esistenza ed ora che ne abbiamo davanti la radiografia completa siamo tentati
di dire: “è troppo tardi!”. La collusione tra i centri di potere economico e i
centri di potere politico, che è alla radice del dramma che devasta tutto il
continente latino americano, ha prodotto dei mostri che minacciano anche noi.
Due anni fa, alla prima sessione, udimmo la voce dei torturati; un anno fa,
alla seconda, ascoltammo la denuncia del sistema economico dipendente che è
alla radice dei sistemi repressivi, e i misfatti delle società multinazionali
furono messi sotto accusa anche da relatori studiosi e testimoni di tendenze
politiche moderate; nei giorni scorsi, alla terza sessione, sono stati rivelati
i meccanismi di funzionamento del sistema imperialista, con tutte le loro
incredibili ramificazioni.
Non si può dire “non sapevo”; ma
neppure si può dire “è troppo tardi”. Si denuncia per risvegliare le coscienze,
per scuotere l’opinione pubblica delle società consumistiche, si condanna
moralmente perché si ha fiducia nella capacità dei popoli di assumere le
conseguenze del verdetto; si lavora perché, al di là di ogni inconsapevolezza
sgomento o pigrizia, si ha fiducia nell’uomo.
In questa chiave e solo da questo
punto di vista si può guardare l’opera del Tribunale Russell per l’America
Latina, ora che il suo compito è terminato e nuove e diverse iniziative ne
prenderanno il posto.
Che cosa è stata la terza ed ultima
sessione?
Anzitutto un completamento del
quadro continentale della violazione dei diritti dell’uomo. I popoli della
Argentina, Colombia e Nicaragua hanno denunciato i loro governi, e l’ultimo
giorno dei lavori si è data la parola ai democratici dell’Ecuador dove l’11
gennaio si è instaurata una nuova dittatura militare. Ma il discorso della terza
sessione, nel suo insieme, ha seguito la logica implacabile dei fatti: il
rapporto introduttivo di James Petras,
professore di sociologia della New York University, li ha riassunti negli
interventi militari diretti e indiretti (includendo l’opera dei servizi
segreti), nella distruzione delle culture autoctone e nella corruzione del
sistema sindacale. I relatori e testimoni erano numerosi per ogni argomento;
venivano dal mondo degli oppressi e da quello degli oppressori, come il
capitano boliviano Arturo Montalvo, addestrato nelle
scuole anti-guerriglia del Panama, e l’avvocato americano Ira Lowe che ha illustrato gli hearings
del Senato americano sulla Cia; come il sindacalista brasiliano Roberto Morena
e i sindacalisti americani Randolph Radosh e Fred Hirsch;
come il cileno Ariel Dorfman e il francese Armand Mattelart, ambedue esperti
in problemi di manipolazione dell’opinione pubblica; come il “campesino” boliviano o l’ex-membro americano del Peace Corps; come l’antropologa
americana June Nash, il tedesco
Juergen Riester, lo
svizzero Réné Fuerst che
hanno dato voce ai diritti degli indios senza voce e senza diritti; come lo
studente brasiliano Guedes e il professore tedesco Peter Lock che hanno insieme
denunciato gli accordi nucleari tra il Brasile e la Germania federale. Il
momento più delicato della sessione è stato senza dubbio la questione giuridica
e là hanno operato giuristi americani di indiscussa fama internazionale come Richard Falk e Peter Weiss. Si trattava di
scoprire le responsabilità del governo americano nei misfatti denunciati e
condannati durante le tre sessioni del Tribunale, nel giro di tre anni, ed era
fondamentale la collaborazione di esperti statunitensi.
La sentenza è stata elaborata
giorno per giorno, dalla giuria, validamente assistita da un gruppo
internazionale di esperti: il venerdì, terminate le udienze pubbliche, la
giuria è rimasta riunita per tutta la giornata, fino a tarda ora, e il sabato
mattina nel Teatro Argentina gremito di militanti e cittadini è stata fatta
pubblica lettura delle conclusioni raggiunte.
C’era un clima di pathos,
certamente intensificato da certe presenze sofferte come quella di Laura
Allende o garanti di obiettività come i premi Nobel George
Wald e Alfred Kastler: c’erano soprattutto i rappresentanti dei movimenti
di liberazione dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia, c’era la voce dei
popoli che gridava ed applaudiva. È stato proprio e solo questo sostegno a dare
una nota di speranza e di luce alle proclamazioni ed enumerazioni di delitti
contro l’umanità: per questo non ci stanchiamo di ripetere che non occorre
attendere che spunti il sole per credere alla luce.
L.B.