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Due discorsi politici

Due discorsi politici

Basso risponde a Saragat – Lucifero polemizza con i partiti al governo

“Voltare le spalle al legalitarismo”

Per la prima volta ha parlato ieri a Bologna l’on. Lelio Basso, segretario del partito socialista italiano, a un foltissimo uditorio stipato nella Sala Farnese, lungo gli scaloni e le corsie e nel loggiato di Palazzo d’Accursio. Premesso di voler trattare gli stessi argomenti sui quali la domenica precedente l’on. Saragat aveva parlato nella nostra città, e cioè, fusione, ceti medi e democrazia, l’ oratore ha esaurito la prima parte del suo discorso accusando gli scissionisti di avere di proposito impiantata un’artificiosa polemica su una questione che fin dal luglio del ‘43 era stata liquidata e mai nessuno in seguito si era sognato di riesumare.

Saragat, secondo l’oratore, ebbe il deliberato proposito di sabotare l’unità dei lavoratori. Alla affermazione di Saragat secondo la quale i socialisti unitari allontanerebbero con la loro politica operaistica i ceti medi, l’on. Basso risponde che in un identico errore si cadde in Italia nell’altro dopo guerra. I ceti medi dovranno necessariamente far parte della società socialista italiana, ma non a detrimento dello spirito classista del socialismo. È necessario attrarre i ceti medi e indurli a battersi a fianco dei contadini e degli operai, cioè convincerli a superare le posizioni di servaggio, e non, al contrario, portare alle posizioni borghesi i contadini e gli operai.

Sul tipo di democrazia inglese che gli scionisti auspicano, l’on. Basso si dilunga a parlare sostenendo che le diverse condizioni della vita economica fra i due Paesi non possono non riflettersi anche sulla forma di vita politica. In Inghilterra i salari sono elevati, la disoccupazione non significa fame, e i ceti medi hanno una base di indipendenza economica: condizioni che da noi non esistono. Dall’altra guerra in poi le condizioni del nostro proletariato sono disastrose e quelle dei ceti medi talmente disagiate da dover subire o l’estremismo rivoluzionario o quello reazionario. Pertanto da noi il dilemma non è che: fascismo oppure avvento del proletariato al potere. Impossibili sono le posizioni mediatrici o di arbitraggio propugnate da Saragat, le quali si pongono al di fuori della lotta di classe.

L’oratore, avviandosi alla conclusione, constata che le sinistre hanno perduto dopo le elezioni del 2 giugno molte posizioni, e che pertanto è necessario rafforzare il blocco unitario per impedire la nascita della repubblica borghese contro l’auspicata repubblica dei lavoratori. E marcando qui la sua differenziazione con gli antifusionisti che credono possibile di raggiungere i loro scopi entro la legge come vuole la democrazia, l’oratore ha aggiunto:

“Per questo è necessario anche violare il legalitarismo. “Ogni volta che la democrazia ha fatto un passo avanti nella storia ha dovuto voltare le spalle al legalitarismo”. È violando la legge che si forma la coscienza della lotta di classe, e quindi la coscienza democratica. In questa terra emiliana dove tanto è sentita la lotta agraria, che per forza di cose deve a volte uscire dai formalismi della legge, la coscienza classista e democratica è più viva che altrove”.

La scissione, secondo l’on. Basso, fa parte di un piano coordinato che coincise con il viaggio di De Gasperi in America e culminò con la crisi ministeriale. C’erano troppi problemi scottanti sul tavolo del Consiglio dei Ministri. De Gasperi, con la scissione dei Saragattiani, non ebbe più a che fare con un blocco parlamentare di sinistra numericamente superiore al suo, ed ebbe “l’arma per ricattarci”.

“Se dei passi indietro sono stati fatti - ha concluso l’on. Basso - la colpa è di chi ha disertato la battaglia e favorito la manovra De Gasperi. Ai prossimi mesi le battaglie più dure. Nel passaggio dall’economia di guerra all’economia di pace, vedremo se Confindustria e Confederazione agricoltori premieranno la mano, e sarà di nuovo il fascismo, o prenderemo noi le leve del comando e allora, con l’economia pianificata, disciplinata e controllata, con la pressione fiscale esercitata su determinate classi, avremo la sola democrazia possibile in Italia, la democrazia del proletariato, volto ad accalappiare di nuovo i ceti medi, che si sono pentiti di aver votato per Nenni (cioè per Togliatti) credendo di votare per Saragat. Ma domani, votando per Saragat, ripeteranno lo stesso errore, perché c’è un solo socialismo, e non può esserci che un solo partito socialista.

L’aratore ha quindi denunciato un grave fatto avvenuto: la mattina del primo gennaio a Pizzo Calabro, dove la sede di un circolo goliardico è stata occupata, mediante l’intervento del procuratore del Registro e del maresciallo dei Carabinieri, dalla Camera del Lavoro: “ciò dimostra che in Italia si possono compiere, servendosi della forza pubblica, atti di violenza privata”. Perché ritorni nel Paese il pieno integrale rispetto della legge, sorge l’istanza profonda del liberalismo, che è “libertà di fare quello che si vuole nell’ambito delle leggi dei Paese, e non libertà di violare le leggi una volta che sono state proclamate”. L’oratore ha chiuso questa ultima parte del suo discorso inneggiando alla seconda rivoluzione liberale, che attraverso la libertà rifarà l’Italia.

Dopo un accenno al problema internazionale (occorreva svolgere una politica estera che sapesse sfruttare la nostra cobelligeranza), l’on. Lucifero, venendo alla questione sociale, ha deplorato che i partiti socialisti non si accorgano che i governi liberali del passato hanno già risolto molti dei problemi che essi vedono nel futuro, non s’accorgano che oggi stesso si stanno attuando, lentamente ma sicuramente, tante delle riforme da essi auspicate. Riferendo la confessione fatta l’altro giorno alla Camera dal l’on. Micheli, l’oratore si è scagliato contro l’abitudine di distribuire fra gli esponenti dei partiti al potere i vari posti di responsabilità (direzione di aziende private, consorzi, istituti di previdenza ecc.), per i quali occorrerebbero soltanto persone competenti.

Criticata la decisione di firmare il trattato di pace, per cui dovevano essere interpellati gli organi rappresentativi del popolo italiano, l’oratore è venuto alla più dura conseguenza delle inique condizioni imposteci: l’esodo da Pola dei nostri fratelli. “Noi non crediamo - ha detto l’on. Lucifero  - che su 36 mila abitanti, i 34 mila che lasciano la città siano tutti fascisti; ma anche se ciò fosse, noi italiani antifascisti siamo pronti a correre in loro soccorso, perché di fronte allo straniero non ce ne importa niente”. Applausi scroscianti accolgono questa frase, seguiti da grida di “Viva Pola italiana! Viva la Venezia Giulia!”. Ma altre voci si levano. “Abbasso i fascisti!”. L’oratore soggiunge: “Sono d’accordo con voi abbasso i farcisti!: ma sono fatti di casa nostra e ce li vediamo fra noi. I panni sporchi si lavano in famiglia”: e conclude ammonendo che l’Italia, se non saprà ritrovare questa dignità di fronte allo straniero, potrà sempre diventare la colonia del primo occupante. Il discorso è stato ripetutamente sottolineato da fervidi consensi che hanno coperto tentativi d’interruzione mossi da un nutrito gruppo di oppositori.